Per conservare vivi e funzionanti i nostri rapporti con gli antichi maestri, in ultima analisi, è necessario forzarli. Questa lucida affermazione di Francis Haskell ci ricorda quanto sia difficile, per la storia dell'arte come disciplina scientifica, tenere in vera tensione il dialogo personale, intellettuale ed emotivo con le opere d'arte del passato.Anche per questo è importante ricordare che le più penetranti, pur se spesso le più forzate, interpretazioni di un artista sono state elaborate da altri artisti.

sabato 19 marzo 2011

Il Mondo In Esposizione(I Parte

Arte, Tecnologie e Costume a  Confronto





Nel 1851 apre i battenti a Londra la Great Exhibition of Worrks and Industry of all Nations, la prima vera
manifestazione a carattere internazionale pensata come esposizione di manufatti provenienti da tutto il mondo.

Il principe Alberto, consorte della regina Vittoria, presidente della Royal Society of Arts Manufactures dal 1847, contribuisce all'organizzazione di tre grandi esposizioni tra il 1847 e il 1849, ma la sua Society si occupa di manifestazioni del genere fin dal 1756.
Il principe istituisce una Commissione reale e promuove una sottoscrizione pubblica, a cui partecipano molti industriali ma anche alcuni rappresentanti dei lavoratori.
L'Inghilterra è notevolmente avanti nell'organizzazione del lavoro industriale e, alla metà de XIX secolo, si presenta come la nazione più economicamente potente e prospera di tutta Europa.

La sede della manifestazione viene costruita in pochissimo tempo, in Hyde Park su progetto di un architetto autodidatta, di professione giardiniere: Joseph Paxton. Il successo dell'evento è immediato: il giorno dell'apertura cinquecentomila persone attendono fuori dall'edificio di Paxton, detto Crystal Palace in virtù della sua struttura di ferro e vetro, ansiosi di visitare la grande Esposizione.(stampa d'epoca)




Prosper Lafaye- 1851-1881-Londra-
Victoria and Albert Museum   

I quadri e le stampe del tempo ricordano l'umanità varia che attraversa le sale della Great Exhibition,testimoniando, naturalmente anche il passaggio della famiglia reale, che visitano il padiglione indiano.

L'indiscutibile successo commerciale dell'evento genera immediatamente una serie di proposte simili,in tutta Europa e negli Stati Uniti. Segue l'esempio inglese New York nel 1853 e poi la Francia, che nel 1855 organizza, sulla scorta di iniziative minori nate a partire  dal 1798, la prima Esposizione universale parigina. Da allora la grande macchina delle esposizioni internazionali non si ferma più, almeno fino allo scoccare del nuovo secolo.



Il padiglione centrale dell'Esposizione Universale
del 1889
Parigi- Musèe Carnavalet.
Le esposizioni universali diventano uno straordinario mezzo di propaganda e non sono mai fini a se stesse: esse sono l'espressione dell'indirizzo politico ed economico della nazione  che le ospita e organizza.
Ogni occasione sembra giustificarle dalla celebrazione dell'unità nazionale negli Stati Uniti ai festeggiamenti per i cento anni della Rivoluzione francese.
A differenza di Londra che è esplicitamente motivata da ragioni economiche, ben più che ideologiche o politiche; gli organizzatori della manifestazione sottolineano in più occasioni il valore positivo della libera concorrenza e della promozione del commercio e la necessità di abolire i dazi doganali. Del tutto diverso è l'intenzione dell'esposizione Newyorkese del 1853, con la quale, in un momento di forte tensione tra stati del nord e stati del sud,si vuole affermare la superiorità dell'imprenditoria nordista
sull'oligarchia agraria e schiavista del sud


La grande esposizione viennese del 1873, è l'occasione per confermare 
il ruolo politico di un impero pesantemente indebolito dalle sconfitte militari
e dalla scissione dell'Ungheria. Più emblematico è il caso di Parigi  che, se nel 
1855 celebra l'affermazione del Secondo Impero, nel 1878 cura le ferite della
sconfitta nella guerra prussiana, della caduta del regno di Napoleone III e del 
sanguinoso epilogo della comune di Parigi.
L'Italia ancora frantumata in piccoli stati dovrà attendere l'unità per organizzare
la propria Esposizione Universale, sebbene in alcune manifestazioni regionali, come
quella ospitata a Torino nel 1858, siano già presenti alcuni espositori stranieri.

Panorama dell'Esposizione di Parigi del 1878 in una stampa d'epoca.

La macchina delle esposizioni universali ha ingranaggi complessi, che oggi è possibile ricostruire e comprendere grazie ai numerosi cataloghi, articoli, alle guide sul tema, ai resoconti dei visitatori più attenti.
Dall'analisi del fenomeno delle esposizioni internazionali esce uno spaccato di vita del tempo, un colorato mosaico di arte, tecnologia, sperimentazioni scientifiche, moda e costumi.

Macchina motrice verticale della ditta Powel di Rouan vincitrice di una medaglia d’oro nel corso dell’Esposizione  Universale del 1867 a Parigi.(stampa d'epoca)

 Al rinnovamento delle arti minori partecipano le nuove scoperte scientifiche, come l'invenzione della galvanoplastica, che nobilita i metalli poveri rivestendoli con un uno strato sottile dorato o argentato. La sezione dedicata alle macchine, occupa uno spazio di riguardo all'interno dell'esposizioni universali.Ma ad attrarre l'attenzione degli spettatori sono anche oggetti di altro genere, ad esempio il pallone frenato di Henri Giffard
all'esposizione universale di Parigi, nel 1878, è in grado di trasportare a cinquanta metri di altezza una cinquantina di persone, o come invenzioni destinate a un grande futuro: il fonografo di Edison, il telefono di Bell, la macchina da scrivere, il fornello a petrolio per uso domestico di Besnard e Maris, il motore a quattro tempi, i nuovi modelli di automobile, la pila di Volta e i coloranti all'anilina.

Cannone in acciaio della ditta Krupp di Essen, Prussia. Questo cannone, per via del peso di 50 tonnellate, ebbe bisogno della realizzazione di un carro ferroviario apposito per essere trasportato L'Esposizione Universale del 1867 a Parigi.
Alfred Krupp decide di partecipare alla prima edizione londinese per far fronte alla pericolosa concorrenza delle industrie inglesi. La krupp mette in mostra giganteschi cannoni, il più famoso esposto nel padiglione della Prussia all'esposizione di Parigi nel 1855, viene acquistato da Napoleone III che lo impiega a Vincennes: frutterà ad Alfred Krupp la
Legione d'onore di Francia (stampa d'epoca)
Joseph Paxton, architetto del Cristal Palace, di professione fa il giardiniere e si occupa di divulgazione scientifica sul tema della botanica la quale, riveste un ruolo di rilievo nell'universo delle esposizioni:cattura l'interesse del pubblico, assetato di esotismo. Allo studio attento scientifico si coniuga sempre la curiosità del visitatore medio, che attraverso queste sezioni sperando di respirare chissà quali misteriose e conturbanti atmosfere esotiche.( Interno della serra di Dormois nel jardin rèservè dell'esposizione di Parigi 1867) Stampa d'epoca.


Le sezioni del  Medio e  dell'Estremo Oriente costituiscono per gli europei una fonte inesauribile di novità, in grado di suggerire nuovi e inaspettati modelli estetici che subito vengono tradotti con una grammatica occidentale e piegati alle ragioni del design e delle arti decorative. Si diffonde cosi la moda del giapponismo, che imperverserà in Europa, con esiti eterogenei, per tutta la seconda metà del secolo.L'Egitto invece, perso il ruolo del modello figurativo che aveva avuto nella seconda metà del XVII secolo, suscita un interesse per lo più di tipo scientifico, con particolare popolarità negli anni della costruzione del canale di Suez (1859-1869) Ben poco scientifico è però la consuetudine di allestire La "via del Cairo" un attrazione di grande successo che si ripeterà in più edizioni (da Parigi, Chicago, da Berlino a Milano) che prevedeva la ricostruzione di una stradina araba con mercanti, fachiri e donne velate: una lettura distorta del mondo mediorientale che si protrarrà fino ai nostri giorni ( Sezione dedicata all'India nel Crystal Palace di Londra. Stampa d'epoca)

Padiglionedell'istmo di Suez in mostra a Parigi nel 1867 ( stampa d'epoca)

la Great Exhibition di Londra aveva escluso la pittura  dalle sale  della mostra: essa" ( ...) trasfonde sulla tela un ordine di studi, di soggetti, di passione (...) estranei all'industria)", spiega a questo proposito la commissione organizzatrice dell'evento.

La pittura viene accolta all'Esposizione universale tenutasi a Parigi nel 1855:
si tratta di una decisione  non priva di sfumature polemiche verso l'Inghilterra, tesa a ristabilire la superiorità francese in ambito culturale.

Napoleone III firma un decreto che recita:
" Considerato che  l'esposizione universale è uno dei mezzi più efficaci di contribuire al progresso delle arti (...) che il perfezionamento dell'industria hanno finora riservato alle opere d'arte uno spazio insufficiente (...), spetta sopratutto alla Francia, la cui industria tanto deve alle belle arti, di assegnar loro nella prossima Esposizione universale il ruolo che meritano": un vero e proprio  proclama della superiorità francese.

L'esclusione dell'arte è un'eccezione tutta inglese: già nel 1853 a Dublino e nello stesso  anno a New York la pittura ottiene una propria sezione, per acquisire un'importanza straordinaria nelle edizioni francesi.
..........
Post abbastanza lungo per narrare in breve uno spaccato di vita molto importante  e bello di un secolo di cammino dell'umanità.  Vivere nel  presente, proiettandosi nel futuro è essenziale per continuare a camminare e crescere tutti insieme. Ma dare uno sguardo al passato è ancora più importante -Un popolo che dimentica il passato e un popolo senza futuro.- Buona Settimana a tutti. Rosaria. (E pensare che non sapevo nulla di tutto questo) Stampe d'epoca e notizie riportate dal libro - La Storia dell'Arte


Gaetano ha detto...
Cara Rosy, l'edificio di Paxton, detto Crystal Palace, che apre la tua disamina sulle grandi iniziative del XIX secolo per l'esposizione di manufatti provenienti da tutto il mondo, mi solletica non poco per intervenire e aggiungere delle cose assai utili a sapersi.
È il lato ingegneristico, e non tanto il mondo delle Belle Arti, che fa da background alla novità del XIX secolo, un fatto rilevante che domina le nuove rivoluzionarie concezioni dell'arte edificatoria da quel momento in poi.
Sono cose che mi sono particolarmente care, essendo stato un buon progettista autodidatta di strutture e impianti industriali e particolarmente di macchine robotizzate. Giusto un simbolico parallelo con quel valente progettista del Crystal Palace, l'architetto, Joseph Paxton, autodidatta pure lui.

Si tratta del modo con cui il secolo XIX apre alla modernità che consisteva nel rappresentare la relativa storia non per mezzo di una costruzione astratta, ma come «commento a una realtà» (Tiedemann, 2000, p. XIII).

L'idea è di adottare, nella storia, il principio del montaggio, ovvero di erigere, insomma, le grandi costruzioni sulla base di minuscoli elementi costruttivi, ritagliati con nettezza e precisione. È l'avvento della prefabbricazione che solo nel tardo '900 si realizza nella sua pienezza.

L'opera di Paxton, detto Crystal Palace, consisteva in una struttura di ferro e vetro lunga 1848 piedi e larga 408. Il fatto che sia la struttura in ferro sia i pannelli in vetro fossero prefabbricati e intercambiabili abbreviò moltissimo i tempi della realizzazione, soltanto sei mesi circa. Un unico grande padiglione ma di un'estensione di 19 acri; struttura effimera, fu smontata all'indomani dell'esposizione e trasportata a Sydenham, un suburbio di Londra – esempio di architettura di breve durata tipica per un lungo periodo delle esposizioni.

Il titolo per esteso dell'esposizione, dunque il suo contenuto, fu The Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations ed ebbe luogo in Hyde Park, come già detto.
Il nome è importante perché dichiara fin dall'inizio i suoi obiettivi: non solo una manifestazione artistica ma anzi, soprattutto, la prima dedicata ai prodotti, alla merce, oltre che al commercio e alle relazioni internazionali e al turismo. Dunque una chiara manifestazione della nuova classe emergente, la borghesia, che ha come scopo quello di raggiungere una massa di pubblico sempre più ampia per mostrare – si potrebbe aggiungere: con eventi spettacolari – il progresso della nuova epoca, quello della città moderna. Il potere politico, testimoniato dalla competizione-rivalità degli Stati e dal tema del colonialismo, e il potere economico, esplicitato dal volume del mercato degli affari, sono assolutamente in mostra in tutte le esposizioni. Fonte:

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